Quanto tempo occorre per segnare una meta? Bella domanda. E la risposta, come sempre, è quella: dipende a chi viene chiesto.
Se interpelliamo Jonny May, però, potrebbe tranquillamente rispondere “17 secondi”, cioè quanto è servito all’Inghilterra per marcare la sua seconda meta sabato scorso, contro l’Irlanda. 

L’azione si sviluppa dal turnover, una delle situazioni più produttive per la realizzazione di una meta.

Touche irlandese nel pieno dei 22 offensivi, ma gli automatismi dei trifogli non sono per niente ben oliati e il lancio di Ronan Kelleher è leggermente troppo alto per O’Mahony, trasformandosi in una palla vagante. Sull’ovale si avventa Ross Byrne che però non riesce ad assicurare il possesso che passa agli inglesi. Itoje recupera il pallone ed è bravo a spostarlo subito al largo, solitamente la miglior soluzione da prendere in caso di turnover, e qui non c’è eccezione. L’Irlanda, predisposta per una situazione d’attacco, si ritrova scoperta al largo e in emergenza nella formazione della linea difensiva.

L’Irlanda deve, in emergenza, formare una linea difensiva

Lawrence e Slade proseguono  nei passaggi finchè l’ovale non arriva nelle mani di uno dei giocatori più pericolosi al mondo in questo frangente, quella scheggia che risponde al nome di Jonny May e che si trova, sostanzialmente, davanti a un 1 vs 1 contro Chris Farrell, buon difensori ma in netta difficoltà nel confronto con l’ala di Gloucester.

Battuta la prima linea, May ha campo aperto davanti a sé e preme a tavoletta sull’acceleratore, per l’Irlanda è vera emergenza. Il calcetto a scavalcare del trequarti inglese per battere l’estremo non viene eseguito al meglio, perchè quel pallone diretto verso il centro del campo potrebbe consentire alla scrumble defence di mettere una pezza. Ma ormai è solo una questione di pura velocità e May non ha nessuna difficoltà a “sverniciare” Gibson-Park e segnare una meta iconica.

Per ultimo, riteniamo sia opportuno concludere con un appunto sul work-rate, concetto usato molto spesso per definire l’importanza di un giocatore in campo.

Al momento del turnover, possiamo vedere la posizione di due giocatori irlandesi: Peter O’Mahony, che ha appena saltato in touche, e James Lowe, posizionato all’ala chiusa. Lowe è in posizione più arretrata e, di conseguenza, in vantaggio rispetto al suo compagno nella copertura del campo. Il suo compito è quello di correre il più velocemente possibile a coprire la profondità.

Il lancio irlandese sbagliato, il turnover ben gestito dagli inglesi e la posizione di O’Mahony e Lowe a inizio azione

Invece, nelle immagini successive si vede come l’ala neozelandese percorra il campo al piccolo trotto, tanto che il capitano di Munster riesce a guadagnare quasi 20 metri sul compagno di squadra, in teoria molto più veloce, e quasi placcare l’avversario quando ormai, però, è troppo tardi.

La bruciante velocità di May e il diverso lavoro di O’Mahony e Lowe

Work-rate.
Si può dire, a esser gentili, che in questa situazione Lowe, giocatore assai brillante in attacco, non abbia dimostrato nella fase difensiva la stessa fame e, cosa forse peggiore, attitudine.