In quello che, probabilmente, è il suo romanzo più famoso – La Coscienza di Zeno, data 1923 – Italo Svevo racconta, sotto forma di confessione, l’inettitudine dell’uomo di allora, antieroe vinto dalla vita e incapace di affrontare le difficoltà, troppo intento a giustificare la sua inutilità e ad autoassolversi.

L’esempio più lampante è quello dell’”ultima sigaretta”.
Zeno proverà a smettere di fumare, sembra sforzarsi veramente e si autoconvince della cosa ogni volta, che ogni sigaretta sia “l’ultima” e non ce ne saranno altre. Ma assaporare  quel tabacco un’ultima volta rende l’esperienza troppo piacevole e gustosa, costringendolo a fumarne ancora e a non realizzare mai il suo progetto.

Ora, quello che può sembrare un espediente di puro citazionismo fine a se stesso, indubbiamente assomiglia molto a quella personificazione immaginaria che abbiamo del rugby italiano.

Per l’ennesima volta ci siamo illusi, di un sacco di cose:
che si potesse interrompere la serie di sconfitte consecutive – ad oggi 25, ma il numero è destinato a crescere fino a chissà quanto – nel torneo;
che il nostro livello si fosse avvicinato, anche e soprattutto per demeriti altrui più che per meriti nostri, a una qualsiasi delle altre 5 nazionali;
che quel cucchiaio di legno potesse essere esibito sulla tavola di un’altra Federazione, almeno quest’anno;
che, finalmente, fosse cambiato qualcosa, nel gioco, nella mentalità o altro, dopo la Francia.

Illusioni, come abbiamo detto.
La partita è stata una pessima pubblicità per questo sport, che di certo non merita tale trattamento. Se l’Italia ha sfoderato una delle peggiori prove mai viste a livello internazionale, la Scozia sabato ha di poco superato la soglia della mediocrità, rendendo il suo minimo indispensabile – in questo periodo storico davvero poca cosa – un elemento sufficiente per lasciarci a zero, sul tabellone e in classifica generale. Il ritardo degli azzurri nei punti d’incontro e nei breakdown è, ancora una volta, l’aspetto più inspiegabile e avvilente di tutto il gioco espresso finora, oltre ad una mai convinta e decisa attitudine alla pulizia in primo placcaggio – vedere Galles – Francia per farsi un’idea chiara di cosa significhi “spazzare” il placcatore. Sostegni in ritardo, poche idee, troppa fretta.
Chiaro che sarebbe servito ben più di un miracolo.

Punti positivi – che van sempre cercati, trovarli è un’altra questione – Steyn e Polledri, unici appoggi di una mischia confusa, resa zoppa da una prestazione sotto la sufficienza del resto del pack. Benissimo Licata, molto bene Bellini che macina metri senza risparmiarsi, male il resto dei trequarti. Nota particolarmente negativa Zani, impreciso al lancio in touche e ammonito per una leggerezza sicuramente evitabile.
Come sempre, è difficile imputare a Franco Smith qualche colpa in particolare: presentarsi in conferenza stampa, trovando parole comunque positive senza demoralizzare lo spogliatoio gli consegna l’onore delle armi.

Per il resto, rimane sempre la stessa domanda: saremo mai al livello degli altri? La risposta è meglio non darsela, non adesso, non pochi giorni dopo questa sconfitta.

“Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.”

Svevo chiudeva così il suo romanzo.
Chissà che, ovviamente parlando per metafora, non sia quello di cui avrà bisogno, in un futuro non troppo lontano, la nostra Federazione.