Nell’anniversario dei loro primi 150 anni, i Campioni in carica inglesi si presentano come grandi favoriti per la vittoria finale del torneo, con la quale vorranno onorare al meglio logo e maglia creati appositamente a ricordo di quella prima sfida giocata contro la Scozia (appuntamento che qualche anno dopo diventerà la Calcutta Cup). 

Eddie Jones rimane fedele al suo stile davanti e dietro ai riflettori: nonostante una profondità pressoché infinita fornita dalla Premiership, nelle sue convocazioni si leggono più o meno sempre gli stessi nomi: solo 3 debuttanti presenti tra i 28 selezionati, a discapito di nomi che – nel più classico stile inglese – prestano il fianco a polemiche e malcontento da parte di media e tifosi. Sam Simmonds, Markus Smith e Ollie Thorley sono assenze che non possono lasciare indifferenti, dato il valore del loro talento e le ultime prestazioni nel campionato casalingo, ma che rivelano soprattutto la mentalità del coach australiano, non solo selezionatore ma vero e proprio costruttore di gruppi solidi e affiatati.

Escludendo le emergenze, nessun giocatore inglese viene convocato solo in base alle belle statistiche stagionali, in nome di quella gerarchia quasi militare che costringe anche il più affermato rugbista del momento – in questo caso i fratelli Simmonds di Exeter sono calzanti esempi – ad aspettare il proprio momento, anche dopo il disastroso 2020.

Emergenze a parte, dicevamo. Significativi cambiamenti sono stati fatti rispetto alle iniziali convocazioni: Joe Marler ha deciso, supportato in primis proprio da EJ, di prendersi una seconda pausa dagli appuntamenti internazionali dopo un primo stop nel 2018 per dedicare più tempo alla famiglia; Launchbury ha riportato una frattura da stress alla tibia – stop di circa due mesi – e, bruttissima tegola per tutto il pack, Sam Underhill sarà indisponibile per tutto il torneo in seguito a un infortunio all’anca.


Prima linea stravolta date le assenze “pesanti” – termine quantomeno appropriato – di Marler, Vunipola e Sinckler (provvedimento disciplinare per il pilone di Bristol) che costringono lo staff della difesa a cambiare i propri piani, optando per la probabile coppia Genge/Williams al fianco di Jamie George, leggermente in vantaggio per gerarchie all’ottimo Cowan-Dickie di Exeter. Pronti a subentrare Obano (già selezionato in passato ma ancora alla ricerca del primo cap) e Stuart come immediate riserve e l’esordiente West, in sostituzione di Marler. 

In seconda, la bella notizia è il ritorno dall’infortunio di Courtney Lawes che, in assenza di Launchbury, potrebbe tornare a formare insieme a Maro Itoje quella formidabile coppia che ha dominato e incantato negli anni scorsi. Condizionale d’obbligo data la sua versatilità nel giocare anche come flanker, soprattutto in seguito all’infortunio di Underhill. In caso lo slot di fianco a Itoje rimanesse libero, pronti a mettersi in mostra Hill ed Ewels, con il primo leggermente favorito.

In terza linea, praticamente sicuro l’utilizzo di Curry e Vunipola, con Wilson, Earl e Willis a contendersi un posto, soprattutto nei secondi tempi. Forse proprio in questo reparto la duttilità del già citato Sam Simmonds o del talentuoso Dombrandt in forza ai Quins di Londra avrebbe fatto molto comodo.

Nei trequarti le cose vanno decisamente meglio.

Regia della mischia saldamente nelle mani di Ben Youngs che dovrà comunque guardarsi le spalle dal talentuoso Randall, mediano ventitreenne di Bristol proveniente dall’Hartpury College – un nome, una garanzia – e da Dan Robson, in forza agli Wasps. 

Apertura collaudata George Ford, ormai in perfetta simbiosi con Farrell, sicuramente riposato e desideroso di sfruttare appieno la freschezza fisica dato il suo scarso utilizzo nella seconda serie inglese dove i Saracens sono stati relegati lo scorso anno. In caso di emergenza, pronto a dettare i ritmi Max Malins, versatile estremo di scuola Saracens attualmente in prestito ai Bears.

Senza Tuilagi – ai box dopo la rottura del tendine d’achille – spazio a Slade di fianco a Farrell nel ruolo di centro, con Lawrence pronto a subentrare. Triangolo allargato con Daly e May piuttosto sicuri del posto nel XV titolare e Watson in vantaggio sul debuttante Odogwu, agli onori della cronaca italiana per una sua già estinta eleggibilità nella nazionale di Franco Smith. Malins utility back che potrà ricoprire più ruoli e, di conseguenza, troverà minuti importanti.

L’uomo simbolo:
Maro Itoje

Leader dentro e fuori dal campo – forte la sua presa di posizione su “Swing Low, Sweet Chariot”, canto ufficioso dei tifosi inglesi ma riferito a ben poco nobili contesti di schiavitù – Itoje è senza dubbio l’uomo in più della truppa guidata da Jones. Grandi statistiche nel 6 Nations 2020 e, in continuità di forma, nella Autumn Nations Cup alla voce placcaggi e turnover vinti, Itoje potrà contare su una grande freschezza fisica visto il suo non-impiego da parte dei Saracens, sempre che l’assenza di ritmo partita non influisca troppo sulla condizione atletica.

Probabile Sorpresa:
Paolo Odogwu

Per qualche giorno tutti i tifosi italiani hanno sognato che uno dei nomi più promettenti dell’intera Premiership potesse vestire l’azzurro nelle prossime rassegne internazionali. Illusione svanita nel giro di qualche giorno, vista la convocazione di Eddie Jones arrivata con tempismo perfetto ed erroneamente etichettata come “scippo” al nostro movimento da più di un commento. Paolo è un ragazzo nato a Coventry, passato per l’academy di Leicester e membro delle selezioni giovanili della Rosa inglese. I suoi numeri dell’ultimo anno lo hanno fatto salire agli onori della cronaca, mostrando quanto Paolo sia un giocatore dalla potenzialità di classe mondiale. E noi, forti di quei due giorni da papabile azzurro, continueremo a seguirlo con attenzione e benevolenza.

Probabile formazione

15 – Elliot Daly
14 – Anthony Watson
13 – Henry Slade
12 – Owen Farrell
11 – Jonny May
10 – George Ford
9 – Ben Youngs

1 – Ellis Genge
2 – Jamie George
3 – Harry Williams
4 – Maro Itoje
5  – Charlie Ewels
6 – Courtney Lawes
7 – Tom Curry
8 – Billy Vunipola