Prima di parlare dell’Inghilterra è necessario fare alcune premesse. Lo scandalo legato all’aggiramento del salary cap da parte dei Saracens con conseguente multa e penalizzazione di 35 punti in classifica ha sicuramente scosso l’ambiente rugbystico inglese. Negli ultimi giorni inoltre, dopo la diramazione dei convocati, è uscita la notizia scioccante, ma forse attesa, della retrocessione d’ufficio in Championship della squadra di Londra al termine della stagione. Questo vero e proprio terremoto sportivo avrà certamente delle ripercussioni sulla squadra nazionale in quanto è probabile che alcuni giocatori importanti decidano per la prossima stagione di trasferirsi all’estero, in particolare in Francia, non risultando più teoricamente convocabili per la nazionale. Sarà da valutare l’impatto di questa situazione sia sul morale e sulla concentrazione dei giocatori inglesi sia sulle eventuali scelte di formazione di Eddie Jones.

Le convocazioni diramate dall’Head Coach hanno fatto discutere, come quasi tutto ciò che riguarda l’allenatore australiano. Ci sono diversi giovani interessanti e qualche assente di rilievo.

Partendo dalla prima linea si nota una certa continuità rispetto alla stagione scorsa. A pilone sinistro sono confermati Mako Vunipola, probabilmente il migliore al mondo nel suo ruolo, Joe Marler, ritornato al rugby internazionale dopo un momentaneo abbandono, e infine l’efficace ball carrier che è Ellis Genge. A pilone destro invece si nota la prima assenza di spessore con la mancanza dell’esperto Dan Cole. Al suo posto trova spazio il giovane di Bath Will Stuart insieme a Harry Williams e al probabile titolare Sincler. Per il ruolo di tallonatore confermati il Saracens e Lions Jamie George e Cowan-Dickie di Exeter, mentre trova la nazionale per la prima volta dopo molti anni ad alto livello con il club Tom Dunn, giocatore di Bath dall’elevato work rate.

Qualche novità anche in seconda linea dove Jones convoca un drappello numeroso. Le novità sono il ruvido giocatore dei Saints Alex Moon e il seconda linea di Bath Charlie Ewels, che in precedenza aveva fatto qualche cameo in nazionale. Completano il reparto le sicurezze Maro Itoje e George Kruis, Joe Launchbury che forse non ha mai convinto appieno il capo allenatore e Courtney Lawes, duttile seconda e terza linea, ultimamente utilizzato sempre più come numero 6 nel proprio club.

La terza linea invece è il reparto che ha suscitato più discussioni. L’infortunio di Billy Vunipola, pedina fondamentale del game plan di Eddie Jones, sembrava aprire le porte a giocatori molto in forma al momento quali Sam Simmonds e Alex Dombrandt, Exeter e Harlequins rispettivamente, invece Jones non ha, al momento, selezionato nessun terza centro di ruolo. L’unico in grado di coprire quella posizione, sebbene sia principalmente un flanker, è il giovane Ben Earl, prodotto della accademia Saracens e autore in questo inizio di stagione di numerose prestazioni sontuose. Novità è anche il flanker dei Worcester Warriors Ted Hill, giocatore di vent’anni dotato di un impatto fisico veramente notevole. Confermata la coppia titolare che ha ben performato al mondiale composta da Curry e Underhill, come pure confermato anche Lewis Ludlam. Eddie Jones, dovendo fare a meno di Vunipola, seleziona un reparto di terza linea forse non eccessivamente pesante ma sicuramente composto di giocatori giovani, ruvidi, molto mobili per il campo e dotati di grande esplosività.

Qualche novità e sorpresa anche nei tre quarti. Andando con ordine e partendo dalla mediana a contendersi la maglia numero nove sono Ben Youngs e Willi Heinz, scelta in linea con quanto visto negli anni passati, ma stupisce la mancanza di un terzo mediano, come per esempio Ben Spencer.

All’apertura, se in passato il rebus Cipriani sì/Cipriani no aveva interessato gli appassionati, ora quel capitolo sembra definitivamente chiuso. Troviamo quindi Owen Farrell, confermato capitano, e possibile opzione come 12 per avere due playmaker, e George Ford. Tra le tante aperture giovani e di talento presenti in Premiership: Marcus Smith, Callum Sheedy, Jacob Umaga, Jones seleziona quest’ultimo che è riuscito a conquistare minuti importanti ai Wasps, togliendo la maglia da titolare all’ex All Black Sopoaga.

Quattro sono i centri che inizieranno l’avventura iridata. Manu Tuilagi, fondamentale con la sua fisicità in mezzo al campo, Jonathan Joseph e la sua rapidità, Ollie Devoto ritrova la nazionale dopo un solo cap nel 2016 portando fisicità, ma anche buoni doti di distributore e infine Fraser Dingwall, elettrico tre quarti molto apprezzato a Northampton. Grande escluso Henry Slade, che aveva sempre dato grande prova di sé e delle sue abilità palla in mano e al piede.

Concludendo con ali e estremi troviamo due novità, tre conferme e un assente importante. Le novità sono Ollie Thorley, mattatore con la maglia di Gloucester nelle ultime due stagioni e George Furbank che ha impressionato nell’ottimo avvio stagionale di Northampton. Le conferme sono Elliot Daly, Jonny May e Anthony Watson, giocatori ormai esperti e di grande qualità. Manca nel gruppo quel Jack Nowel tanto elogiato in passato da Eddie Jones, al momento alle prese con il post operazione per un problema alla caviglia.

L’Inghilterra quindi si presenta da favorita, visto il recente secondo posto mondiale. Eddie Jones procede con un piano di rinnovamento cauto, avendo comunque a disposizione una rosa relativamente giovane. Tanti gli innesti di qualità, come molti anche gli assenti se vogliamo illustri, a dimostrare la grande qualità e quantità del movimento inglese. Unica nota dolente forse lo spot di mediano di mischia, dove Youngs e Heinz forniscono sicuramente qualità, ma dietro i quali nessuno è riuscito, al momento, ad impressionare il tecnico australiano.

XV d’esordio: Joe Marler, Jamie George, Kyle Sincler, Maro Itoje, Charlie Ewels, Courtney Lawes, Sam Underhill, Tom Curry, Ben Youngs, George Ford, Elliot Daly, Owen Farrell, Manu Tuilagi, Johnny May, George Furbank.
A disposizione: Luke Cowan-Dickie, Ellis Genge, Will Stuart, George Kruis, Lewis Ludlam, Willi Heinz, Ollie Devoto, Jonathan Joseph.

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