Il Sei Nazioni è alle porte, il palcoscenico dove vedere i migliori giocatori dell’emisfero nord. Tra questi ci sono giocatori affermati e giovani desiderosi di mostrarsi al grande pubblico. Andiamo a vedere, squadra per squadra, alcuni giocatori, magari non così famosi, ma che riteniamo possano fare bene.

Galles

Il Galles di Pivac, campione in carica, deve fare i conti con assenze veramente pesanti, dal capitano Alun Wyn Jones a Leigh Halfpenny, passando per Ken Owens, Justin Tipuric, Josh Navidi, Dan Lydiate, George North. Assenze importanti specialmente in mischia dove, a nostro avviso, alcuni giocatori sono chiamati a rispondere presente.

Il primo è Ellis Jenkins, capitano di Cardiff, 14 caps all’attivo ma 2 anni lontano dal campo per un bruttissimo infortunio al ginocchio. Il flanker è rientrato in nazionale nello scorso novembre dove ha impressionato per la qualità delle prestazioni e della leadership in campo. Questo può essere per lui il torneo della conferma a livello internazionale. 

Spostandosi in seconda linea il primo nome da cui ci aspettiamo molto è Adam Beard. Il giocatore di Ospreys era stato ignorato a inizio 2021 da Wayne Pivac per poi entrare in corsa durante il torneo, e da lì non si è più fermato arrivando a guadagnarsi la convocazione per il tour dei Lions. Il 26enne è ormai un giocatore maturo, che unisce una grande fisicità e attitudine al gioco sporco a due mani non disprezzabili per un giocatore della sua stazza. Ora viene anche insignito dei gradi di vice capitano, forse il primo passo per andare a riempire il vuoto che prima o poi lascerà Alun Wyn Jones.

Sempre in seconda linea troviamo altri due giocatori interessanti. Il primo è Ben Carter di 20 anni che gioca nei Dragons. In Galles si aspettano molto da lui e questa è l’occasione per avere minuti importanti e dimostrare che la fiducia datagli è ben riposta. Il secondo è Seb Davies di Cardiff, 25 anni e 13 caps. Davies può giocare indifferentemente in seconda o in terza linea, il che lo rende molto importante nella composizione del gruppo dei 23. Giocatore estremamente dotato atleticamente può andare a occupare un posto importante in una terza linea tutta da scoprire viste le assenze importanti.

Irlanda

L’Irlanda è una delle squadre con maggiore qualità e profondità di questo torneo, ma nonostante questo il 23 che scende in campo, al netto di assenze, pare essere abbastanza cristallizzato nella mente di Farrell e staff. Tuttavia ci sono alcuni giocatori che potranno impressione positivamente se dovessero riuscire a trovare spazio. 

In mischia puntiamo sulla coppia di Leinster Ryan Bird e Dan Sheehan. Per il primo, dinamica seconda linea di 22 anni, la concorrenza in reparto è spietata, con giocatori della qualità di Ryan, Henderson e Beirne, tuttavia la sua atleticità e capacità di giocare all’occorrenza anche in terza linea possono regalargli più di una chance. Discorso simile per Dan Sheehan, 2 caps per lui, che ha davanti due giocatori affermati come Herring e Kelleher, ma che se dovesse guadagnarsi  un posto in panchina può far valere tutte le sue qualità nei finali di partita.

Per i tre-quarti invece puntiamo su un terzetto tutto composto da giocatori di Ulster. Robert Baloucoune, 2 caps, James Hume, 1 cap, e Michael Lowry, esordiente. Per tutti e tre sarà difficile guadagnarsi minuti vista la qualità dei compagni di reparto più esperti, ma se dovesse esserci la possibilità il loro stato di forma eccellente potrebbe far vacillare più di qualche gerarchia. Baloucuone ha messo in mostra grandi qualità offensive sia fisiche che tecniche, oltre che un’ottima abilità sulle palle alte; per molti il futuro in maglia verde è tutto suo. James Hume è forse il giocatore simbolo di questa stagione di Ulster che in Champions Cup è prima per numero di Carries, Difensori Battuti e Metri Guadagnati, e il nativo di Belfast è il principale artefice di questi numeri eccellenti. Rubare il posto a Ringrose sembra impossibile, ma nulla è scontato. Infine Michael Lowry, giocatore forse un po’ piccolo per il rugby internazionale ma che palla in mano ha dimostrato di creare spazi per sé e per i compagni. Difficile possa scalzare Keenan ma a partita in corso può essere un impact player importante.

Scozia

La Scozia si presenta ai nastri di partenza sicuramente non come favorita,ma come una squadra che per la prima volta da molti anni a questa parte può realisticamente sperare nella vittoria del torneo. Il gruppo di Gregor Townsend presenta relativamente poche novità rispetto alla squadra vista a novembre.

Il pack è rodato e il gruppo dei titolari sembra consolidato, outsider potrebbe essere Andy Christie, flanker di 22 anni dei Saracens con tutta la trafila nelle under inglesi alle spalle. La sua convocazione è stata un po’ una sorpresa, quasi considerata uno stealing da parte della federazione scozzese ai danni dei cugini inglesi, perchè il ragazzo ha dimostrato grandi doti nelle sue apparizioni in Premiership.

Tra i tre quarti invece qualche novità ci potrebbe essere. Grandi speranze sono riposte nel duo Tuipulotu, 1 cap, e Rufus McLean, 2 caps. Entrambi i giocatori di Glasgow hanno esordito in nazionale a novembre dove hanno ben impressionato. Tuipulotu ha creato numerosi grattacapi alle difese avversarie in URC e in Champions Cup, vista la sua incredibile potenza fisica e rapidità. Lo stesso discorso vale per Rufus McLean, uno dei giocatori più elettrici e entusiasmanti dell’emisfero nord, che sicuramente troverà spazio nel 15 iniziale. Infine puntiamo molto su un giocatore che avevamo già segnalato l’anno scorso, ma che è stato falcidiato da un infortunio al ginocchio; stiamo parlando di Cameron Redpath, tornato arruolabile da poco, ma che pensiamo potrà avere molto spazio vista la sua capacità di giocare da centro o all’occorrenza da apertura.

Inghilterra

Eddie Jones lo si ama o lo si odia, non esistono sentimenti intermedi da provare nei suoi confronti.

I modi molto diretti, la lingua tagliente e i risultati altalenanti giustificano negli appassionati l’una o l’altra percezione – soprattutto dopo un 2021 decisamente pazzo per la nazionale inglese – ma lui è sempre andato dritto per la sua strada. E le convocazioni per il prossimo 6 Nations 2022 non potevano essere un’eccezione.

Una quinta posizione nel Torneo 2021 da dimenticare – il COVID ci ha messo particolarmente lo zampino, ma a questi livelli non si cercano alibi – e una quasi inaspettata ANS da applausi con vittorie su Australia e Sudafrica, coi detrattori intenti ad accordare gli strumenti – prontamente riposti nelle custodie – per la messa da requiem a lui dedicata. Ma il rugby non si gioca tirando i dadi, questo cambiamento non è stato frutto di caso, allineamento dei pianeti o sopraggiunti miracoli. Nei mesi tra le due competizioni EJ e il suo staff hanno messo in atto un vero e proprio cambio di rotta per quanto riguarda il gruppo squadra, complice – inutile nasconderlo – il Tour dei Lions in Sudafrica che ha messo in luce talenti inglesi già affermati ma, in quel momento, ancora senza cap della nazionale.

La seconda parte del 2021 è stato quindi un vero e proprio spartiacque per il tecnico australiano. Giocatori fino ad allora ritenuti irremovibili hanno perso malamente il posto e nuove facce sono comparse negli spogliatoi di Twickenham: i fratelli Vunipola, esclusi anche a causa di un utilizzo minimo con i Saracens, allora “impegnati”, permetteteci le virgolette ironiche, nel campionato di seconda divisione, per fare un esempio su tutti; giocatori come George, prima esclusi e poi richiamatii e nuovi innesti come Simmonds, Smith, Dombrandt e Furbank. Cambiamenti, dicevamo. La strada tracciata è questa e così si continua (chissà mai che anche noi, forse, lo capiremo un giorno).

Assenze, come dicevamo, importanti e alcune quasi incomprensibili: confermate le esclusioni dei fratelli Vunipola (per Mako le porte sembrano definitivamente chiuse mentre Jones è rimasto possibilista nei confronti di Billy) e di Sam Underhill di Bath, ha destato molto scalpore la non convocazione di George Ford, – successivamente richiamato dopo il forfait di Farrell per infortunio – giocatore quasi sempre chiamato da Jones e nominato in qualche occasione capitano, dopo il suo ritorno ad altissimi livelli che è valso a lui il premio di Giocatore del mese di novembre e dicembre e a un Leicester in grande spolvero la prima posizione in Premiership. Proprio il caso di Ford ci dà un esempio della convinzione delle sue scelte.

Per la prima partita della ANS contro Tonga, l’Inghilterra è a corto di mediani: Farrell positivo al COVID e Smith ancora infortunato e in recupero dopo il Tour dei Lions. La soluzione non è stata convocare Ford già estromesso, ma chiamare Furbank – estremo versatile che può tranquillamente giocare 10 ma non mediano di ruolo – dei Saints. Eddie Jones lo si ama o lo si odia, dicevamo.

Le alternative e i nomi da tener d’occhio non mancano comunque per un roster dalla qualità impressionante come quello delle Roses. 

Confermato Alex Dombrandt in terza linea dopo un percorso simile a quello di Sam Simmonds – grandissime prestazioni in campionato con Quins ma convocato col contagocce in nazionale – e ora diventato potenzialmente uno di quei futuri punti fermi della nazionale che caratterizzeranno le giocate della mischia inglese dei prossimi anni. 

In prima linea continua il bel percorso di Bevan Rodd, numero 1 di Sale che ha molto ben figurato nei test di novembre dopo i forfait di Genge e Marler e torna in seconda linea Joe Launchbury, fresco di ritorno dopo la rottura del crociato sofferta nella scorsa stagione.

Non mancano i giovani dalle grandissime prospettive: Alfie Barbeary, ventunenne in forza ai Wasps, è uno dei prospetti più interessanti del rugby inglese. Nato sportivamente come centro, durante la sua permanenza nel settore giovanile della squadra di Coventry viene impiegato principalmente come tallonatore per poi passare, forse definitivamente, in terza linea.

Altro giocatore da tenere d’occhio è Ollie Hassell-Collins, ala dei London Irish che dovrà vedersela con una concorrenza feroce nel triangolo allargato. Ancora non ufficialmente sceso in campo – come il collega Freeman, anche lui convocato ma ancora uncapped – difficilmente verrà impiegato in questo 6 Nations ma si sa, tra infortuni e COVID dovrà farsi trovare pronto alla prima occasione utile.

Terminano l’elenco dei giovani da osservare Tom Willis, fratello del già nazionale Jack e suo compagno di squadra nei Wasps, e Freddie Steward, ventunenne estremo di Leicester che, nonostante la giovane età, ha già dimostrato nei test autunnali di avere tutte le carte in regola per un radioso futuro internazionale in maglia bianca. Ovviamente, una menzione per Marcus Smith è sempre necessaria, ma dovranno già tenerlo d’occhio i suoi avversari. Il suo valore lo riconosciamo già.

Italia

Italrugby. Cosa dire che non sia già stato detto?
Partiamo con il morale sotto i tacchi, è inutile negarlo e sarebbe peggio fingere entusiasmo.
Sul perché, il come, il quando siamo finiti in questa situazione abbiamo parlato molto, sicuramente non abbastanza, ma non è questo il momento di puntare il dito, cercare responsabilità e colpevoli. Non più.
Abbiamo passato tutta la campagna elettorale federale a farci la guerra tra candidati, sostenitori e tifosi, ritrovandoci con Comitati regionali spaccati a metà, squadre che nella migliore delle ipotesi si sono fuse per non sparire e un processo di cambiamento che fatica a carburare in assenza di linee guida ben definite e idee chiare per il prossimo futuro (del pasticcio Italia A/Italia Emergenti non parliamo, ci limitiamo a un velo pietoso ed esplicativo della condizione generale).

Abbiamo un giovane capitano al suo primo 6 Nazioni, alcuni dei nostri giocatori dalla migliore prospettiva hanno finalmente ripreso l’aereo per trasferirsi in campionati più sfidanti, con alterne fortune (per chi vorrà criticare il “finalmente” qui sopra, ricordiamo garbatamente quanto siano stati fondamentali per il nostro movimento le esperienze estere dei nostri migliori giocatori degli ultimi vent’anni) e non mancano gli esordienti, 6 tutti in orbita Treviso.

Ecco, primo punto da affrontare: tanti Leoni e poche Zebre. Giusto, sbagliato? Personalmente, ci sentiamo di dire che dal punto di vista dei risultati e del minutaggio la scelta è comprensibile, se non addirittura condivisibile, soprattutto per quanto riguarda alcuni ruoli dove Benetton, già strutturata, ha contribuito con risultati importanti. Dal canto loro,  le Zebre hanno giocato poco e male, la mini-tourneè di novembre in Sudafrica è durata qualche giorno passato in albergo in attesa di tornare a casa e smaltire la successiva quarantena, così manca il ritmo partita, visto anche il calendario semivuoto di gennaio. Se ne facciamo una questione di minutaggio – come specificato direttamente da Crowley – il discorso fila, ci sta.

Allora come spiegare le 5 Zebre convocate con merito (beninteso, da frequentatori del Lanfranchi di Parma la cosa ci fa solo un grande piacere) viste le individualità generali del roster ma, guardando i minuti giocati, sulla stessa barca rispetto ai compagni di squadra? Parafrasando “La fattoria degli animali”, uno dei romanzi più importanti e famosi di George Orwell “Tutte le Zebre sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre”? Ovviamente no, le convocazioni multicolor sono tutte assolutamente legittime e, visto il momento difficile della franchigia di Parma,  importantissime per il movimento. Però è importante anche la coerenza nella comunicazione delle proprie scelte, perché altrimenti di multicolor ci rimane solo Arlecchino e il suo vestito a toppe che si rivelano peggio dei buchi.

Come giustificare – non  dal punto di vista tecnico ma seguendo il metro di giudizio spiegato dal nostro coach – la chiamata di Varney che ha giocato solo 4 partite questa stagione, di cui solo 2 con la prima squadra di Gloucester e partendo dalla panchina? E, visto l’esempio precedente, perché non convocare subito Parisse che, nonostante l’infortunio allo scafoide subìto a fine 2021, ha recuperato e – sinceramente – può rappresentare l’unico elemento di interesse da seguire e tifare nelle ultime partite?

Tutte cose che non possono cambiare la nostra sorte all’interno del Torneo, ovviamente: non sarà la presenza di questo o quel giocatore a farci dominare le partite. Però dicendo le cose come stanno si eviterebbero tanti equivoci, in primis, e si darebbero risposte certe. Non si è fatta menzione dei famosi giocatori eleggibili dall’estero, annunciati sempre da Crowley prima di Natale, che avrebbero potuto far comodo di questi tempi. Coerenza, dicevamo. 

Se pensiamo di salire una scala, diamoci coraggio e facciamo il passo, salendo sui gradini uno alla volta, senza fretta, ma seguendo quella volontà. Non rimaniamo immobili in fondo alla scala, attaccati al corrimano, guardando scoraggiati quanti scalini ci sono per arrivare in cima.

Vabbè. Passiamo a quello che sarà finalmente il rugby giocato, perdonate la digressione.

Tra i giocatori da tenere d’occhio, oltre ai già famosi Garbisi e Mori che bene stanno facendo in Top14, citiamo tutti gli esordienti per una sana e fondamentale iniezione di fiducia: Nicotera, Capuozzo, Halafihi, Zuliani, Da Re, Marin e Menoncello – menzione speciale per le grandi belle degli ultimi due in URC – benvenuti, fatevi onore, imparate il più possibile e, sopra ogni cosa, divertitevi.

Perché forse è proprio questo aspetto del divertimento ciò che abbiamo perso negli ultimi anni e che dobbiamo cercare di recuperare al più presto, per il  futuro del nostro rugby.

Francia

La Francia si avvicina a questo 6 Nations – come ormai siamo abituati a fare – col ruolo di potenziale vincitrice del Torneo, vittoria che manca dalla bacheca dei transalpini dal 2010 nonostante due secondi posti nelle ultime due edizioni.

Non ci sono state rivoluzioni dal punto di vista del piano di gioco, il roster è sempre molto giovane e di altissimo livello e le vittorie autunnali contro Australia e All Blacks ci dicono che il XV di Francia sta andando nella direzione giusta verso i Mondiali di casa del 2023.

L’imprevisto, però, è sempre in agguato e può disturbare i piani del tecnico e le sue future scelte: Il World Player of the Year 2021 Dupont è appena tornato disponibile dopo un periodo di incertezza che ha messo in dubbio il suo utilizzo già dai primi match; il capitano Ollivon sta ancora recuperando dal brutto infortunio al ginocchio subìto nella parte finale della scorsa stagione, insieme a Geraci, Paiva, e Buros; Jalibert, infine, risulta assente nelle convocazioni ma di certo verrà utilizzato una volta pienamente recuperato, forse addirittura proprio nella prima partita contro l’Italia.

Non mancano le nuove convocazioni e, tra queste, le sorprese: quella più inaspettata è sicuramente Daniel Bibi Biziwu, pilone ventenne di grande prospettiva in forza a Clermont – già centro e terza linea in passato – che, nonostante le poche presenze (4) in questa stagione di Top14, dovrà farsi trovare pronto in caso servisse fiato alla coppia Baille/Gros.

Per niente sorprendenti invece le convocazioni di Yoan Tanga, terza linea del Racing92, Jules Favre di LaRochelle e il ventitreenne Léo Berdeu di Lione – quinto in classifica anche grazie alla precisione e intraprendenza del mediano di Cannes, autore di 27 punti nella penultima partita contro i biancazzurri di Parigi – come opzione alternativa a Jalibert e Ntamack, appena risultato positivo al COVID.

Qualità e quantità, insomma. Chissà se il 2022 sarà la volta buona per Galthié, al suo terzo tentativo di vincere il Torneo, o se non ci sarà il due senza tre.