La Nazionale italiana lascia il Millenium Stadium con un pesante passivo sul groppone, 42 punti subiti e nessuno segnato. Andando ad analizzare le statistiche si può capire quali siano stati gli aspetti che hanno maggiormente penalizzato la nostra nazionale e quali siano invece gli aspetti positivi.

Partiamo dalle note positive: le fasi statiche. Il pacchetto azzurro è stato decisamente performante sia in mischia chiusa che in rimessa laterale. Dalle 18 mischie giocate nel corso degli ottanta minuti la nostra nazionale è riuscita a conquistare 3 calci di punizione contro una mischia di buon livello come quella gallese. Ottima prestazione anche in rimessa laterale, dove poteva esserci più di un punto di domanda per la mancanza di un vero specialista. Col 93% di touche vinte gli azzurri portano a casa la miglior percentuale di successo della giornata, alla quale si aggiungono anche due rimesse laterali rubate.

Qualche nota positiva anche nel gioco aperto dove i ragazzi di Franco Smith collezionano 850 metri corsi totali, primi in questa speciale classifica di giornata. Primi anche per quanto riguarda gli offload con 17, a rispecchiare la volontà di cercare un gioco più dinamico e veloce, anche a costo di prendere qualche rischio.

Come mai, allora, alla luce di questi due buoni numeri, non solo è arrivata la sconfitta, ma addirittura non sono stati marcati punti?

La risposta può arrivare da alcuni dati molto interessanti. Il primo è il numero di linebreaks, solo 3 a fronte dei 9 del Galles. Molto spesso infatti i nostri metri guadagnati sono stati fatti spostando il pallone al largo e guadagnando metri nei canali esterni, senza creare tuttavia reali difficoltà alla difesa gallese (tranne forse nell’occasione del break di Bellini nel primo tempo). Difesa gallese che ha quindi sempre potuto contenere le nostre scorrerie senza andare in affanno. Di contro, invece, il Galles è riuscito più di una volta a bucare il nostro muro difensivo, creando grosse difficoltà ai giocatori azzurri che si sono trovati più di una volta in difficoltà nel riscostruire la linea difensiva a seguito dell’avanzamento gallese, come in occasione della marcatura di Nick Tompkins.

Altro dato interessante è quello relativo al possesso e al territorio, infatti benché alla fine il possesso dell’ovale sia stato suddiviso equamente (51% per l’Italia) il dato sul territorio invece premia il Galles con un 54% al fischio finale. Questo dato diventa ancora più impressionante se riferito al solo primo tempo, durante il quale è stato scavato il solco di punti importante e in cui, a conti fatti, si è decisa la partita. Il dato territoriale recita 70% a favore dei Dragoni gallesi, di cui il 35% nei 22 metri italiani, e solo il 5% del totale nei 22 difensivi gallesi. Questo vuol dire che l’Italia si è trovata spesso sotto pressione nella propria metà campo, dove ogni errore di disciplina viene pagato a caro prezzo, 9 punti subiti da calcio di punizione, e dove una disattenzione difensiva rischia di essere difficilmente recuperabile e portare alla meta.

Per finire passiamo alla fase difensiva dove l’impatto fisico è da diverso tempo un punto debole della nostra nazionale e la partita di Cardiff ha confermato questo aspetto. Con soli 10 placcaggi dominanti effettuati, uno dei fattori con cui si monitora l’efficienza difensiva, l’Italia è la peggiore del primo round; le altre squadre si attestano su numeri quasi doppi, con la Scozia che mette a referto un impressionante 27. Questo rappresenta la difficoltà italiana ad imporsi fisicamente sugli avversari, in un gioco che richiede il dominio fisico come base per costruire un gioco efficace. Inoltre senza un efficace impatto sul placcaggio gli avversari riescono a guadagnare facilmente la linea del vantaggio, cosa che è accaduta nel 58% dei placcaggi italiani, questo porta la difesa italiana a dover lavorare sul piede arretrante e fornisce invece palloni avanzanti e di qualità all’attacco.

La lettura delle statistiche restituisce quindi una nazionale che può cercare di ancorarsi alle fasi statiche, ma che deve registrare la fase difensiva, sia a livello organizzativo che a livello di impatto fisico. Offensivamente invece è evidente la necessità di giocare di più per il territorio per cercare di spostare il baricentro del gioco in zone del campo più favorevoli, in modo da sfruttare al meglio la verve messa in mostra a Cardiff.

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